
Il Messaggero
02.12.2007
Ieri a Contigliano il dibattito organizzato dal
Partito Democratico sui progetti che Comuni e Provincia hanno in cantiere
Montepiano, una pista per lo sviluppo
Dal Terminillo al volo a vela, dalla banda larga ai cammini di fede
Creatura misteriosa, il Montepiano, appena un
po’ più familiare se al monte associamo il Terminillo (ma anche i monti
reatini e sabini che chiudono la conca) e se mutiamo quel piano in piana. Ed è
per il Montepiano - Terminillo compreso - il lavoro di programmazione
territoriale promosso dalla Provincia e aperto alla partecipazione di tutti i
comuni dell’area allo scopo di accompagnare un percorso di sviluppo possibile
coniugando cultura, turismo e ambiente. E per uscire da quel livello di
vaghezza che fatalmente si portano con sé si è provato a mettere nero su
bianco quanto si sta facendo o si pensa di fare a breve a riguardo nei paesi
dell’area (Contigliano, Monte San Giovanni, Montenero, Greccio, Cantalice,
Poggio Bustone, Leonessa, Labro, Colli sul Velino, Rivodutri) e naturalmente a
Rieti. Se n’era parlato il 16 luglio a Labro, quando il vice presidente della
Provincia Giocondi lanciò il programma integrato del Montepiano, e se n’è
tornato a parlare ieri pomeriggio a Contigliano nel corso di un dibattito
organizzato dal Partito Democratico al Cinema Kursaal. L’incontro di
Contigliano sul destino del Montepiano - piste ciclabili e officine dell’arte,
cammini di fede e banda larga, volo a vela e sci in Vallonina, ostelli e parco
della musica arriva due settimane dopo la clamorosa riapertura del caso Passo
Corese da parte di un’associazione locale - destinato ad ospitare un maxi
centro industriale votato alla logistica - e nei giorni in cui si riparla del
destino del Terminillo. Solo un caso, certo, o magari l’ennesima dimostrazione
che in provincia non è solo diverso il passo ma anche la provenienza dei
diversi territori e la possibile destinazione. «Per il Montepiano l’ambizione
è quella di uscire dalla logica delle emergenze quotidiane e di utilizzare gli
strumenti legislativi che abbiamo per indirizzarne lo sviluppo economico»,
dice Giocondi. Serve, però un supplemento di energia per «legare con un solido
filo conduttore quanto già avviato, finanziato o progettato all’interno di una
cornice fatta di ambiente naturale, suggestioni religiose, proposte culturali,
turismo qualificato e da quel tessuto connettivo rappresentato
dall’agricoltura». E sì perché «accanto a questi fattori di possibile sviluppo
vedo tutti i limiti della stagnazione, della separatezza, della sotto
percezione». Progetti in itinere ce ne sono, consultabili in coda al
programma: c’è anche quello sul Terminillo, ad altissima ”tensione” politca,
ci sono le cose già fatte, per esempio gli Ostelli del Giubileo del 2000, le
cosa fattibili in tempi brevi - il parco della Musica e le Officine dell’Arte
a Villa Battistini, le aree di decollo e atterraggio dei deltaplani a Poggio
Bustone, il risanamento del lago di Ventina - le cose in via di progettazione
- piste ciclabili, metanizzazione. E c’è l’ambizione di legarle insieme perché
per una volta più che di pensare in grande si prova a pensare insieme.
A.L.
Fonte: www.ilmessaggero.it
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