Il ” Gigante buono"

                                                                                                           testo di Simona Muccioli
thanks to Marco Catini

Il Terminillo può vantare una storia originale e curiosa, infatti, da sempre, è stato al centro dell’attenzione di storici e studiosi, i quali hanno cercato di ricostruirne le origini e le caratteristiche.
La storia del Terminillo, non nasce, come molti possono credere, solo in tempi recenti, ma va perdendosi nell’antichità, quando popolazioni primitive vi si stanziarono per sfruttarne i fertili terreni, le pianure ed i boschi. Esso costituì quindi una risorsa importante per l’agricoltura, la pastorizia e la caccia, poiché erano presenti in abbondanza camosci, orsi, lupi, cinghiali e aquile.

L’aspetto maestoso delle sue cime, imponeva, a chiunque lo osservasse, una sorta di mistico rispetto. Fu persino temuto e venerato, descritto fino ad oltre il Medioevo come un monte dai picchi ripidissimi, le horrentes rupesdi Virgilio, sacro ed inviolabile. Le alte vette del Terminillo, rimasero così per lunghi anni inesplorate, anche perché la forma tipica di cono rovesciato, generò l’ulteriore credenza popolare che si trattasse di un vulcano“addormentato”.
Al tempo stesso però, se ne riconobbero l’affascinante bellezza e la straordinarietà dei suoi paesaggi tanto che numerosi autori come Virgilio,

Varrone, Claudiano, Dante Alighieri e G.Boccaccio, vi fecero riferimento.
Ludovico Ariosto affermò che “…Appennin scopre il mar schiavo e il tosco”(dalle sue cime, infatti, si può scorgere sia il Mar Adriatico che il Mar Tirreno).
Ma è con l’inizio del XIV secolo che si aprì un nuovo periodo per il “gigante buono” grazie al moltiplicarsi  delle esplorazioni lungo tutto l’Appennino Centrale con l’interesse crescente in quel periodo per le scienze naturalistiche. Le prime esplorazioni furono spinte dalla passione di gruppi ristretti di alpinisti reatini e romani, i quali, aiutati dalle genti del luogo, cercarono le vie di accesso più agevoli per raggiungere le cime, ma al tempo stesso, non mancarono allegre scampagnate e passeggiate estive.

Nel 1873 fu fondata la Sezione Romana del C.A.I., le attività escursionistiche e alpinistiche si moltiplicarono,e l’attenzione sempre maggiore per il Terminillo portò alla costruzione del Rifugio Umberto 1° nel 1903 come punto di ristoro e riparo accessibile da vari itinerari di salita alla vetta.Il progetto del Rifugio fu uno dei primi esempi di prefabbricati in legno e fu esposto all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e fu collocato sul Terminilletto (il “conetto”di oggi), dopo averne spianato e rivestito

di muratura e metallo la cima. La sua realizzazione costò circa 7000 lire.
La prima guerra mondiale interruppe lo sviluppo iniziale del Terminillo che riprese però velocemente negli anni ’20, tanto che nel 1927 fu fondata la sezione del C.A.I.   di Rieti e gli alpinisti reatini finalmente ebbero il loro riconoscimento e furono di fondamentale importanza per il successivo sviluppo della stazione turistica. Nel 1927 nacque anche il primo Sci club di Rieti ma gli sci erano ancora una novità per pochi, lunghe tavole di frassino.
Vista l’enorme affluenza si rese indispensabile la costruzione di un punto di ristoro per gli escursionisti e per gli sciatori nelle pianure di Pian de’Valli. Tale costruzione, realizzata nel dicembre del 1930, prese il nome di “Capanna Trebiani, medaglia d’oro della guerra mondiale, gestita da Orlando Rossi.

In quel periodo il C.A.I. di Rieti organizzò numerosemanifestazioni ed i turisti (soprattutto borghesia earistocrazia romana) si moltiplicarono nonostante l’accesso alla montagna risultasse ancora molto difficile. Si poteva arrivare in autobus o in auto fino a Lisciano (dove il R.A.C.I. fece costruire un parcheggio custodito), e poi proseguire unicamente a dorso di mulo o a piedi, attraverso mulattiere e sentieri ben conosciuti dalle guide locali, tra le quali Giuseppe Munalli prima, ed Edgardo Camosi  poi, furono le più importanti per l’esperienza e la conoscenza dei luoghi. Si rese quindi sempre più necessaria anche la creazione di

una strada percorribile in automobile.
Il 22 gennaio 1933 fu un giorno importante per il Terminillo, infatti, Benito Mussolini, capo del Governo, si rivolse a Orlando Rossi per effettuare una gita con la propria famiglia partendo da Lisciano. Il duce rimase talmente incantato dalla bellezza del Terminillo che decise di promuovere la costruzione della strada di fare di quei luoghi un centro turistico di alto livello.Terminillo divenne così parte del progetto fascista di creare con Ostia e con il Terminillo (la “montagna di Roma”), i due estremi delle vacanze romane, mare e montagna, uniti da un’unica strada illuminata. La strada principale fu costruita in tempi rapidissimi e il 23 dicembre dello stesso anno arrivò fino a Pian de Rosce, mentre poco più tardi raggiunse Pian de’ Valli e Campoforogna. Nel 1938 fu inaugurata la Funivia del Terminillo
e nel 1940 fu costruito il Tempio Votivo degli Alpini.

Fu questo l’inizio del turismo di massa e dello sviluppo edilizio del Terminillo con le prime strutture ricettive ed i primi impianti di risalita, contrassegnato dall’impegno organizzativo del R.A.C.I. e del C.A.I. di Rieti, e dal gravoso onere finanziario del Comune stesso. Tale periodo di crescita durò fino allo scoppio della seconda guerra mondiale con la quale negli anni ’40 si ebbe una brusca retrocessione, e riprese poi successivamente al termine della stessa, vedendo il Terminillo al centro della “Dolce vita”romana, frequentato da attori e personaggi noti.
Nel 1961 fu costruito il Rifugio Sebastiani.
Nel 1964 fu inaugurata la splendida chiesa del Terminillo dedicata a San Francesco.
Nel 1969 fu ricostruito il Rifugio Umberto 1° distrutto dalla guerra e reintitolato a M.Rinaldi
Siamo così arrivati con questo breve racconto ai nostri giorni; certo non ci sono più i fasti di un tempo, ma la nostra montagna è rimasta sempre la stessa, ricca di tanta bellezza che speriamo possa essere ancora molto valorizzata.

 

 

 

 

 

Chiesa di San Francesco)